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Le ripercussioni sociali del mutamento tecnologico
gennaio 2008 da Paola Assanti
L’impatto delle nuove tecnologie sul lavoro femminile degli anni ‘80 è stato al centro di numerosi dibattiti a livello internazionale.
Queste non solo hanno influito sul lavoro ma anche nella vita quotidiana ed è come se la vita sociale non fosse più in grado di prescindere dalle innovazioni tecnologiche poiché le ritroviamo frequentemente.
Nel mondo del lavoro sono stati modificati, all’interno delle imprese, i dati relativi alla durata, alla ripartizione e all’organizzazione dell’orario di lavoro conducendo ad una maggiore flessibilità ed adattabilità degli orari.
In tale contesto gli uomini si sono ritrovati in una posizione di vantaggio rispetto alle donne in quanto possessori di conoscenze avanzate nell’ambito dell’informatica e ciò ha fatto si che il potere “implicito” di queste competenze circoscrivesse le nuove tecnologie al mondo maschile, per cui si è rilevato un “divario digitale” molto forte attribuibile a diversi fattori.
Le donne ad esempio mostravano uno scarso interesse nei confronti delle nuove tecnologie e da qui scaturiva la scarsa capacità femminile nell’approccio con queste ultime.
Secondariamente il divario di genere risultava collegato all’accessibilità al computer, la cui padronanza nell’uso è, oggi, una delle referenze principalmente richieste.
Le donne però sono state il più delle volte costrette al doppio lavoro per cui relegate in lavori part-time, dunque meno retribuiti, e ciò non ha permesso loro i mezzi necessari per l’acquisto di prodotti che permettessero di avvicinarle alle nuove tecnologie.
Ciò risulta davvero assurdo se si pensa che il lavoro di programmatore di PC, oggi quasi interamente maschile, è nato invece come lavoro femminile!!!
Nel caso delle ragazze, vi è da aggiungere che a loro danno ha giocato, oltre che il permanere di aspetti socio – culturali di discriminazione generica da parte della domanda potenziale di diplomati e laureati, la notevole concentrazione di maturità presso licei classici, istituti magistrali, istituti tecnici – commerciali, nonché la concentrazione dominante di lauree in materie letterarie, scienze e medicina nei primissimi anni ’80.
La mancanza di formazione adeguata pone le lavoratrici a rischi maggiori di perdita del posto di lavoro e di carriera insoddisfacente o di peggioramento in genere delle condizioni di lavoro, in un contesto di “rivoluzione elettronica”; i dati per l’Europa indicano che risultavano numerose le donne tra i 25 ed i 60 anni che, ancora nella metà degli anni ’70, erano fornite soltanto di licenza elementare o erano addirittura prive di titolo di studio, con una formazione tanto limitata e tanto lontana da rendere pressoché impossibili sforzi di riqualificazione che garantissero una sostanziale mobilità professionale di molte donne già occupate.
In più, si è rilevato che la steno – dattilografa o la segretaria in genere sono le figure professionali su cui può incidere l’introduzione di nuove tecnologie nel lavoro d’ufficio in termini di drastico ridimensionamento quantitativo e radicale mutamento delle mansioni da svolgere.
Senza un’adeguata riqualificazione professionale appare quindi impossibile difendere il posto di lavoro ed evitare la ”dequalificazione”, puntando invece ad una maggiore parità tra uomo e donna, anche dal punto di vista delle possibilità di crescita professionale aperte alla stessa “rivoluzione tecnologica”.
È importante sottolineare che oltre il 60% dei nuovi posti di lavoro creati fra il 1980 ed il 1990 in Europa riguardava il settore dell’alta tecnologia.
Il mercato del lavoro restava diviso in base al genere, con gli uomini che predominavano nel settore delle nuove tecnologie e le donne che occupavano i posti meno retribuiti per i quali era richiesta una minore specializzazione e il livello di sicurezza è inferiore.
Le donne venivano assunte soprattutto per lavori che prevedevano l’applicazione delle nuove tecnologie e servizi relativi all’impiego dell’informatica, mentre i posti creativi destinati ai quadri preposti alla produzione di software e all’analisi dei sistemi erano dominati dagli uomini.
L’introduzione del telelavoro ha offerto nuove opportunità alle donne sotto il profilo del lavoro part-time.
Allo stesso tempo ci sono rischi dovuti all’ansia sproporzionata che le donne avvertono a causa del telelavoro da conciliare con l’educazione dei figli e gli altri impegni familiari, alla mancanza di protezione sociale o giuridica e al perdurare dell’iniqua e ingiusta ripartizione degli obblighi della vita privata e pubblica tra i due generi.
La colpa dell’elevato tasso di disoccupazione femminile negli anni ‘80 e ‘90 è davvero, come si era pensato inizialmente, attribuibile quindi alla tecnologia???
Dagli studi effettuati nel corso degli anni è emerso che l’accesso e la partecipazione delle donne ai mezzi d’informazione e alle nuove tecnologie sono in realtà determinati da fattori quali l’istruzione, la situazione familiare, gli aspetti socio-culturali.
È plausibile difatti affermare che in realtà lo sviluppo tecnologico abbia apportato numerosi benefici e che la colpa di una “segregazione professionale” sia dovuta al grado di scolarizzazione e alle scelte prese dalla donna durante il percorso scolastico.
Non può essere ignorata ad esempio la creazione di numerosi impieghi femminili nel terziario, come telegrafiste e telefoniste a fine ottocento, avvenuta in seguito allo sviluppo delle comunicazioni, ma anche il lavoro domestico è stato trasformato dalle tecnologie: ne è un esempio l’introduzione degli elettrodomestici, che hanno facilitato il lavoro di cura della donna.
Molte innovazioni e invenzioni hanno contribuito a modificare profondamente lavori femminili tradizionali; è il caso ad esempio dell’introduzione della macchina per cucire nei laboratori di sartoria e nel lavoro a domicilio, o della lavanderia a vapore o ancora della macchina per scrivere (oggi del computer) che meccanizza il lavoro impiegatizio.


























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gennaio 22nd, 2008 alle 17:46
Ciao Paola,
secondo l’ultimo rapporto ISTAT sul Digital Divide pare che la differenza di genere nell’uso delle tecnologie sia ormai nulla, o comunque contenuta, nella fascia d’età fino ai 34 anni.
A me piace leggere in questo dato una speranza di parità nell’uso di pc e internet tra donna e uomo nelle nuove generazioni!
Questo nuovo aspetto del mutamento tecnologico potrà favorire almeno in piccola parte la non – discriminazione di genere sul lavoro?
Forse ci vorrà anche un pò di ottimismo, ma secondo me i presupposti sono positivi..