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L’importanza della formazione di base: la scolarizzazione femminile

Posted by on Sep 17, 2008 in Various | 0 comments

Il processo di scolarizzazione può essere indicato come uno dei veicoli principali del processo di del lavoro e l’istruzione come fonte di acquisizione di diritti, come rafforzamento della posizione sul mercato del lavoro.

In Europa i livelli di scolarizzazione delle donne tra gli anni ’70 e ’80 sono risultati molto più alti di quelli maschili sempre più anche in settori non tradizionali.

Nel mutamento della collocazione delle donne sul mercato del lavoro molto si deve probabilmente a questi processi formativi, con un incremento delle laureate e diplomate in cerca di prima occupazione.

L’esplosione della presenza femminile nelle scuole a tutti i livelli si è registrata negli anni ’70 ed è rimasta stabile nei successivi anni ’80, mentre negli anni precedenti le donne erano state escluse dall’istruzione poiché questa veniva considerata un “lusso” non sostenibile per le famiglie.

Solo successivamente, nei paesi più industrializzati il cambiamento del contesto socio-economico ha consentito un mutamento di questa condizione femminile.

In Italia, ad esempio, l’indice di scolarità  per sesso (dato dal rapporto tra il totale dei frequentanti la scuola media superiore ed il totale della popolazione nella fascia d’età  scolastica tra i 14 ed i 18 anni di età ) mostra infatti un sorpasso, a partire dal 1981, delle femmine rispetto ai maschi, con un divario via via crescente negli anni successivi.

Oltre ad un deciso aumento quantitativo del livello di scolarizzazione femminile e ad una costanza di impegno nel completamento degli studi, maggiore di quella maschile, bisogna tener presente anche un ulteriore aspetto: i comparti educativi ed i campi disciplinari a maggiore femminilizzazione.

Sino alla fine degli anni Ottanta, la scarsa presenza delle ragazze in alcuni indirizzi di studio come quelli scientifici-tecnici-tecnologici, che rappresentano i filoni di competenze più legati all’innovazione ed al moderno sviluppo produttivo, oltre ad essere un fenomeno italiano era un fenomeno europeo che bilanciava e ridimensionava l’ottimismo connesso agli aspetti quantitativi della presenza femminile nelle scuole.

Si assiste ad un addensarsi dei maschi negli indirizzi di studio collegati ai settori industriali ed agrario, e viceversa in un addensarsi di ragazze negli indirizzi collegati al terziario o ai servizi sociali o alla persona.

Inoltre le scuole magistrali rimanevano una storica roccaforte del genere femminile con un indice di femminilizzazione del 91,86% così come il liceo linguistico con l’83% della presenza delle ragazze.

Un po’ più equilibrata la situazione tra il liceo classico ed il liceo scientifico con un indice rispettivamente del 68% e del 48,3%.

Nel permanere del fenomeno si sono intrecciati diversi fattori: la struttura del mercato del lavoro e dell’occupazione, che perpetuava la divisione dei ruoli e della partecipazione femminile; l’esistenza di stereotipi diffusi, di sensi comuni, di culture accumulate che sono fatti propri delle ragazze e che inducono un’automatica auto preclusione da taluni percorsi formativi; aspetto questo enfatizzato dallo “scontro” con modelli culturali, professionali, sociali e produttivi che di fatto sono genericamente interpretati al maschile e non consentono né agevolano un processo di identificazione lavorativa.

Anche per la frequenza universitaria si può parlare di una forte e progressiva femminilizzazione della popolazione universitaria.

La vera spinta all’incremento delle iscrizioni femminili, però, si è avuto nel decennio 1980-90 nel quale si osserva, tra l’altro, anche che le donne laureate sono, in valore assoluto, più numerose degli uomini che concludono i loro studi universitari.

Se la tendenza quantitativa dell’indice di scolarizzazione è analoga tra studi superiori e corsi di laurea, alcune differenze rilevanti si possono evidenziare sul piano qualitativo.

Se infatti fino agli anni Settanta il gruppo di discipline letterarie era quello a maggior femminilizzazione (su 100 iscritti 70 donne), da quel decennio in poi lo scenario cambia.

Si manifesta infatti una crescita significativa delle donne nei settori scientifici, giuridici, medici e socio-politico-economici.

Gli anni Novanta hanno mostrato un panorama interessante sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: le donne sono molte in tutti i campi disciplinari e sono ovunque più del 50 % fatta esclusione per le facoltà  di Agraria e di Ingegneria.

Rimane tuttavia immutata la forte presenza femminile nei corsi di laurea appartenenti al gruppo letterario, dove però si riscontra un orientamento di iscrizioni decrescente.

Tali risultati sembrano portare ad una diminuzione, per gli studi universitari, della segregazione formativa; ma se questo in parte è vero, bisogna sottolineare che alla frequenza di percorsi di studi tradizionalmente maschili non corrisponde una collocazione nel mondo del lavoro coerente o comunque equivalente a quella dei ragazzi laureati nelle stesse discipline.

Se si pensa che la scuola è il luogo di formazione dell’individuo che mira, non solo a rendere la persona atta ad affrontare la vita attiva, nel senso di fornirle quelle capacità  tecniche che le consentono di svolgere un lavoro riconosciuto socialmente utile, ma ha anche lo scopo di contribuire alla ricerca ed al consolidamento dell’identità  individuale e collettiva, allora assume grande importanza per la donna, l’essere entrata a far parte dei circuiti formativi e culturali tradizionalmente maschili.

Sono state effettuate anche analisi delle condizioni occupazionali, delle qualifiche professionali e dei titoli di studio più “favorevoli” da cui è emerso che sono le donne con istruzione medio- alta che mostrano maggiore continuità  nella presenza nel mercato del lavoro anche lungo il ciclo di vita familiare; viceversa le donne a bassa istruzione, che hanno accesso ad occupazioni meno qualificate e meno remunerate, mostrano maggiori discontinuità  in coincidenza con il matrimonio e soprattutto la nascita dei figli.

La maggior presenza nel mercato del lavoro di donne sposate con figli rilevata negli ultimi anni, perciò, potrebbe essere strettamente collegata all’aumento del livello di istruzione nelle generazioni di donne adulte più giovani.

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