12

Gender gap ancora alto in Italia

novembre 2008 da Paola Assanti

Secondo l’annuale “ sulle condizioni di nell’ 2007-2008” un evidente differenziale di permane per quanto concerne i dati occupazionali e cioè disoccupazione, tasso di attività  ecc. : questa differenza è nota come “-”.

L’ risulta essere agli ultimi posti in Europa sia per quanto riguarda la disoccupazione, che il tasso di attività  e la retribuzione.

Secondo i dati Eurostat il - esistente in termini di percentuale, tenendo in considerazione tutti gli Stati membri dell’Unione, risulta pari al 14,3%.

Il dato allarmante proviene dall’, con un differenziale pari al 24%, mentre si collocano ai primi posti i Paesi nordici, tra cui la Finlandia, che ottiene il primo posto con il 4% di differenziale.

Si riscontra un tasso di nettamente superiore rispetto a quello maschile in 25 degli Stati europei: l’eccezione è rappresentata da Irlanda ed Estonia.

Il tasso italiano di occupazione femminile è pari al 46%: nulla o quasi se si pensa che la media europea è di oltre dieci punti percentuali!

Cosa bisogna fare ancora perché si raggiunga una parità  effettiva tra donne e uomini?

Numerosa è stata la legislazione degli anni ’70 ed ’80 in merito alla questione “” in quanto anni in cui le donne si sentivano minacciate dalla precarietà  di molti posti di e a causa dell’accelerazione dei cambiamenti attesi con l’avvio del mercato unico.

Un passo importante nella promozione della parità  è stato effettuato dal del 1992 e poi da quello di Amsterdam, firmato dagli Stati dell’Unione nel giugno del 1997 ed entrato in vigore il 1° maggio del 1999.

È proprio in quest’ultimo che si è registrata una svolta di rilevanza indiscutibile.

Infatti nella sezione relativa alla Politica sociale, istruzione e formazione professionale e gioventù, l’articolo 137 disciplina che, per conseguire gli obiettivi della promozione dell’occupazione e del miglioramento delle condizioni di vita e di , la Comunità  sostiene e completa l’azione degli Stati membri in specifici settori tra cui la “parità  tra uomo e donna per quanto riguarda le opportunità  sul mercato del ed il trattamento nel ”.

L’attuale formulazione dell’art. 141 del Trattato CE offre una base giuridica specifica all’ di trattamento fra uomini e donne, riconoscendo come lecite eventuali discriminazioni positive dirette a facilitare l’esercizio di un’attività  professionale da parte del sesso sottorappresentato, ovvero ad evitare svantaggi nelle carriere professionali.

Colmare il divario tra donne e uomini vuol dire impegnarsi concretamente sui terreni della crescita del processo democratico, della costruzione di un’Europa in cui a tutti i cittadini e a tutte le cittadine vengono offerte condizioni reali di parità  e di pari opportunità  nell’accesso e nell’esercizio del potere e delle responsabilità .

Tutto questo non è e non sarà  facile ottenerlo perché richiede profonde trasformazioni negli assetti di potere e la messa in discussione di tradizioni consolidate.

Post correlati

Leave a Reply

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>