La vita ricomincia a 40 anni
Si dice che oggi la vita ricominci a 40 anni, eppure sembra che molti considerino quest’età un traguardo e non tanto un punto di partenza.
La discriminazione nei confronti delle donne lavoratrici (e non solo) è ancora evidente, come tutti sappiamo, ed un fattore vincolante per accedere al mondo del lavoro riguarda proprio l’età .
Vogliamo citare a tal proposito un episodio accaduto alla scrittrice Lidia Ravera che lascia a dir poco sconcertati.
Da un suo romanzo sarebbe dovuto nascere un film o una fiction: una donna di 44 anni scopre di essere incinta, ma perde subito questo bambino che aveva considerato un dono.
In seguito a tale perdita entra in crisi con il mondo e con se stessa, e a questo punto il marito le suggerisce di partire. Lei a malincuore accetta di andare a trovare un’amica a New York, ma arrivata all’aeroporto cambia idea e non sale sull’aereo.
Verrà a conoscenza del fatto che l’aereo che avrebbe dovuto portarla in America è precipitato, e che tutti la credono morta.
Ha l’occasione di correre verso il marito per riabbracciarlo e dirgli che è vive ma qualcosa la ferma e da Roma decide di andare al sud, di farsi una nuova vita, di rinascere.
La trama è bellissima, intrigante, ma perché?
Beh, sicuramente perché la protagonista non è più un’adolescente ma una quarantaquattrenne.
Èd è proprio questo il punto: gli sceneggiatori erano intenzionati a portare sullo schermo la storia di questa donna, ma con una decina di anni in meno!
Quindi ci saremmo trovati con una bella trentenne che decide di intraprendere una strada nuova.
Dov’è la novità ?
Cosa ci spingerebbe a guardare un film così?
Ma soprattutto, perché la scelta di togliere anni alla protagonista?
Perché le donne oltre i 40 anni non sono di moda!
In TV vediamo donne di un certo spessore, magari un po’ “temprate”, ospiti in programma importante, o ragazze stile veline che stanno lì per raccontare la loro vita?
Per poi dire cosa?
Come si fa a passare da ballerina a, magari, diventare ministro?
La donna è vista come un essere naturale perché partorisce ed è utile, poi diventa inutile quando arriva la menopausa, mentre l’uomo è più affascinante: la donna va verso un inesorabile declino, diventa una colpa il fatto di non poter più partorire e da ciò si perde tutto l’interesse verso coloro le quali hanno oltrepassato i 40 anni.
Mi sembra che donne, attrici in questo caso, come Elena Sofia Ricci, Laura Morante, o Monica Bellucci (anche se si stava parlando di attriciâ) siano comunque sul grande e piccolo schermo, e pare siano tutte sulla strada che porta ai 50 anni (la Bellucci, per onor di cronaca, ne ha 44).
Sono belle, famose, brave: perché non chiedere loro d’interpretare la donna proposta dalla Ravera?
Già , perché bisogna essere anche “belle” e non solo brave e giovani per stare in TV: un’ennesima discriminazione!!
Read MoreFemmes d’Europe
Vogliamo qui di seguito riportare la storia di un bollettino ufficiale che ha avuto particolare rilevanza nella questione femminile degli anni ’70 e ’80.
La Commissione delle Comunità Europee, sin dai primi anni 60, aveva avviato dei contatti con alcune organizzazioni femminili, azione questa incoraggiata in seguito dal sorgere di movimenti di emancipazione femminile alla fine degli stessi anni .
Nell’aprile del 1968 la Commissione europea aveva così riunito a Bruxelles i redattori capo delle principali testate giornalistiche della stampa femminile.
Fausta Deshormes, giornalista italiana ma giurista di formazione, in quel momento era stata incaricata di seguire i preparativi della DGX (Direzione Generale Informazione e Cultura) che aveva come ruolo fondamentale quello di informare i cittadini europei sulle politiche, i progetti e i principali obiettivi dell’Unione Europea e in cui la Deshormes si era fino a quel momento occupata delle relazioni con le università e le organizzazioni giovanili.
La Commissione europea era particolarmente interessata ad un’inchiesta su “Le donne e la CE” ed aveva, a riguardo, organizzato un colloquio di associazioni femminili nel marzo 1976 per sottoporre loro alcuni risultati.
Le 120 partecipanti avevano formulato, in seguito, il desiderio che venisse creata una struttura stabile che fornisse loro un’informazione permanente.
Questa inchiesta aveva dato luogo nel novembre del ’76 alla creazione della cellula “Informazione delle organizzazioni e della stampa femminile”.
Unita alla DGX e posta sotto la responsabilità di Fausta Deshormes, questa “cellula” aveva cominciato a funzionare nel gennaio 1977, ma non aveva ottenuto un posto ufficiale nell’organigramma della DGX nemmeno in seguito all’ulteriore qualifica di “Servizio Informazione Donne”.
Il servizio aveva come obiettivo quello di intrattenere un dialogo con e tra le donne, informandole e documentandole sui diversi aspetti dell’integrazione europea, aiutandole a scambiare esperienze e notizie.
Al fine di raggiungere i suoi obiettivi il servizio aveva agito particolarmente in due direzioni; sostenendo finanziariamente e moralmente la preparazione di incontri tra donne per favorire la coesione delle organizzazioni femminili, e attraverso la pubblicazione di una serie di bollettini di collegamento e informazione.
Il bollettino era stato denominato “Femmes d’Europe” , e successivamente è stato completato dai supplementi e da quaderni monografici.
Una parte della rivista era dedicata alle iniziative comunitarie riguardanti le donne, un’altra invece era dedicata alla vita militante delle donne a partire dalle informazioni inviate dalle cittadine stesse.
Questo era ciò che particolarmente dava originalità alla rivista della Commissione CE, che inizialmente era uscita in modo irregolare ma che ben presto era divenuta bimestrale, oltre ad essere gratuita, per ottenerne una maggiore diffusione.
Questa rivista era diventata ben presto una sorta di Giornale Ufficiale dei diritti delle donne benché avesse precisato, nel 1978, di non voler essere né un’ enciclopedia, né un annuario né tanto meno un “giornale ufficiale”, nonostante la sua funzione fosse oramai divenuta quella.
Il 1979 aveva visto la prima elezione a suffragio universale del Parlamento europeo e ciò aveva offerto un terreno d’azione privilegiato al nuovo servizio.
La sua prima campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica femminile si era focalizzata con successo sull’avvenimento: 67 donne avevano ottenuto un mandato con una percentuale del 16% contro il 6% del Parlamento precedente.
Questa è stata considerata una possibilità storica perché si è trattato per le donne di cogliere l’opportunità di contribuire direttamente al futuro sviluppo dell’Unione europea.
In qualità di elettrici o come futuri membri del Parlamento europeo, le donne avrebbero potuto svolgere un ruolo centrale per la realizzazione di obiettivi nel settore della parità fra le donne e gli uomini e per affrontare le sfide politiche del futuro.
Nell’ottobre dello stesso anno era stata istituita una Commissione ad hoc per i Diritti della donna con il compito di preparare un dibattito parlamentare sulla situazione delle donne nella Comunità europea.
L’ultimo numero di Femmes d’Europe è uscito nel luglio 1991 e l’anno seguente Fausta Deshormes si è ritirata Tra gli anni ’70 e ’80 l’Europa ha conosciuto un’evoluzione di apertura verso le idee di uguaglianza, ha visto la diffusione di leggi che hanno reso più ampio l’accesso alla scolarità , alla salute, alla protezione sociale.
I cambiamenti avvenuti riguardo la condizione femminile s’inscrivono in tale contesto e Femmes d’Europe ha aiutato le cittadine europee di quegli anni a seguirli attraverso la sua opera d’informazione precisa rilevando, nel corso degli anni, una maggiore volontà da parte delle donne di non sottostare più alle discriminazioni subite nel corso di millenni, di avere più opportunità d’accesso alla scolarizzazione e a corsi di formazione che permettesse loro di scegliere fra più carriere professionali e Femmes d’Europe, a riguardo, non è stata solo un fattore d’informazione delle azioni comunitarie attuate in loro favore ma ha costituito un elemento d’azione di una Comunità in cui le donne dovevano avere la stessa rilevanza nei posti decisionali della politica, dell’economia e della società .
Femmes d’Europe nasce come espressione della posizione della Comunità europea nei confronti della questione femminile degli anni ’70 e ’80, un periodo particolare della storia della Comunità , in cui le donne assumono nel mondo del lavoro un ruolo differente dal passato, in un momento di cambiamenti politici ed economici dell’Europa.
La donna lavoratrice ha in quegli anni acquisito il riconoscimento di basilari garanzie di trattamento, ad esempio nelle aree della remunerazione, formazione, di carriera grazie all’impegno delle istituzioni comunitarie con l’adozione ad esempio di importanti direttive come quelle del 10 febbraio 1975 e del 9 febbraio 1976.
Tale politica è stata sostenuta proprio dalla creazione del Servizio Informazione Donne e da Femmes d’Europe, rivista che attraverso la sua opera d’informazione, di studio e di documentazione continua sulle iniziative comunitarie in materia di parità ha contribuito a sostenere il discorso pubblico comunitario su questi temi e a sollecitare un maggiore coinvolgimento delle donne alla vita politica della Comunità .
Read MoreIncontro con la giornalista Lidia Ravera
Ai nostri visitatori calabresi vogliamo segnalare l’incontro di domani venerdì 12, ore 17,30, presso il Circolo Cittadino di Castrovillari (Cosenza) con Lidia Ravera, giornalista e scrittrice torinese, che parlerà dei percorsi delle donne negli ultimi sessant’anni.
“Il cammino dell’emancipazione femminile negli ultimo 60 anni” è difatti il titolo di una manifestazione, itinerante, organizzata dall’Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Cosenza.
Lidia Ravera ha scritto canzoni, commedie musicali, romanzi rosa sotto pseudonimo per la serie Blue Moon, migliaia di articoli, radiodrammi, novelle, racconti per bambini, situation comedy, testi per documentari, testi di cabaret per Lucia Poli.
Il vero esordio letterario risale al 1976 quando presso l’editore Savelli pubblica “Porci con le ali” che ha venduto due milioni e mezzo di copie in trent’anni. Seguiranno Ammazzare il tempo (Mondadori, 1978) e Bambino mio (Bompiani, 1979) che vanno a comporre, assieme al best seller d’esordio, una trilogia autobiografica sulle tematiche adolescenti della fatica del crescere, la liberazione sessuale, la maternità precoce.
L’iniziativa servirà per discutere con i giovani del cammino dell’emancipazione femminile in questi ultimi anni in cui il costume, le mode, la tecnologia, cambiano costantemente.
L’incontro potrà servire soprattutto per comprendere se i diritti fondamentali delle donne sono tutelati e seguono il mutamento dei tempi.
Vi invitiamo a partecipare ed eventualmente a lasciare un breve commento sul nostro sito riguardo ciò di cui si discuterà nell’incontro.
16 giorni per lottare contro la violenza sulle donne
Vogliamo segnalare alcune date particolarmente importanti: il 25 novembre, che abbiamo ricordato a suo tempo in quanto giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ma anche il 29 novembre, Giornata Mondiale dei Difensori dei Diritti delle Donne, il 1° dicembre (Giornata Mondiale della Lotta all’AIDS); il 6 dicembre (anniversario del massacro di Montreal 1989), 10 dicembre (Giornata Internazionale dei Diritti Umani).
Questo breve lasso di tempo (16 giorni) racchiude alcune delle ricorrenze più significative per tutti noi perché i diritti delle donne sono diritti umani ed una violazione di questi diritti è una violazione dei diritti umani.
In questi 16 giorni migliaia di persone ed organizzazioni di tutto il mondo si mobiliteranno per gridare ancora una volta che in questi anni di tecnologia avanzata siamo ancora inchiodati a pensieri medievali che vedono la donna vittima si soprusi.
È impensabile che si debba ancora lottare contro l’accesso limitato delle donne ai posti dirigenziali, o che guadagnino meno degli uomini per uno stesso lavoro, o ancora che in tutto il mondo, e non solo in Medio Oriente, esistano uomini che abusano delle loro donne.
Questa edizione della Campagna è collegata alla ricorrenza del sessantesimo anniversario della ‘Dichiarazione Universale dei Diritti Umani’, e avrà come tema principale “Diritti Umani per le Donne? Diritti Umani per Tutti: Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 60″.
Saranno 16 giorni di mobilitazione per eliminare tutte le forme di violenza contro le donne, perciò impegnamoci tutti per cambiare il futuro.
Principali interventi legislativi per la parità negli anni ’90 in Italia
Vi proponiamo gli interventi più significativi attuati nel nostro Paese nel corso degli anni ’90, naturalmente in materia di parità di genere!
Legge pari opportunità (Azioni positive): legge n. 125 del 1991
Imprenditoria femminile: legge n. 215 del 1992.
Questa legge favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza femminile nella società per almeno cinque anni.
Violenza sessuale: legge n. 866 del 1996. Stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.
Lavoro notturno: legge comunitaria del 1998.
Stabilisce il divieto assoluto di lavoro notturno per le donne durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino. Non sono inoltre obbligati al lavoro notturno la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a 3 anni e la lavoratrice (o il lavoratore) che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni.
Con la legge n. 903 del 1977 il lavoro notturno era vietato alle sole dipendenti delle imprese manifatturiere. La legge varata nel 1998 regolamenta il lavoro notturno per tutti i settori, pubblici e privati.
Assegno di maternità per casalinghe e disoccupate: legge n. 448 del 1999.
Prevede un’indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto “lavoro familiare”. Con la finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine europee ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
Infortuni domestici: legge n. 493 del 1999. Contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico.
Le persone comprese fra i 18 e i 65 anni che svolgono in via occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione il lavoro domestico hanno diritto all’assicurazione contro gli infortuni.
Part-time: legge n. 61 del 2000 (e DL 100/2001). Disposizioni che, nel dare attuazione alla direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale, hanno definito una maggiore dignità del lavoro part-time.
Congedi parentali: legge n. 53 dell’8 marzo 2000. Questa legge armonizza i tempi di cura, di formazione e di relazione (tempi delle città ).
La normativa punta ad una maggiore condivisione dei compiti all’interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori, donne e uomini, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative.
Recent Comments