16 giorni per lottare contro la violenza sulle donne
Vogliamo segnalare alcune date particolarmente importanti: il 25 novembre, che abbiamo ricordato a suo tempo in quanto giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ma anche il 29 novembre, Giornata Mondiale dei Difensori dei Diritti delle Donne, il 1° dicembre (Giornata Mondiale della Lotta all’AIDS); il 6 dicembre (anniversario del massacro di Montreal 1989), 10 dicembre (Giornata Internazionale dei Diritti Umani).
Questo breve lasso di tempo (16 giorni) racchiude alcune delle ricorrenze più significative per tutti noi perché i diritti delle donne sono diritti umani ed una violazione di questi diritti è una violazione dei diritti umani.
In questi 16 giorni migliaia di persone ed organizzazioni di tutto il mondo si mobiliteranno per gridare ancora una volta che in questi anni di tecnologia avanzata siamo ancora inchiodati a pensieri medievali che vedono la donna vittima si soprusi.
È impensabile che si debba ancora lottare contro l’accesso limitato delle donne ai posti dirigenziali, o che guadagnino meno degli uomini per uno stesso lavoro, o ancora che in tutto il mondo, e non solo in Medio Oriente, esistano uomini che abusano delle loro donne.
Questa edizione della Campagna è collegata alla ricorrenza del sessantesimo anniversario della ‘Dichiarazione Universale dei Diritti Umani’, e avrà come tema principale “Diritti Umani per le Donne? Diritti Umani per Tutti: Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 60″.
Saranno 16 giorni di mobilitazione per eliminare tutte le forme di violenza contro le donne, perciò impegnamoci tutti per cambiare il futuro.
Principali interventi legislativi per la parità negli anni ’90 in Italia
Vi proponiamo gli interventi più significativi attuati nel nostro Paese nel corso degli anni ’90, naturalmente in materia di parità di genere!
Legge pari opportunità (Azioni positive): legge n. 125 del 1991
Imprenditoria femminile: legge n. 215 del 1992.
Questa legge favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza femminile nella società per almeno cinque anni.
Violenza sessuale: legge n. 866 del 1996. Stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.
Lavoro notturno: legge comunitaria del 1998.
Stabilisce il divieto assoluto di lavoro notturno per le donne durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino. Non sono inoltre obbligati al lavoro notturno la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a 3 anni e la lavoratrice (o il lavoratore) che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni.
Con la legge n. 903 del 1977 il lavoro notturno era vietato alle sole dipendenti delle imprese manifatturiere. La legge varata nel 1998 regolamenta il lavoro notturno per tutti i settori, pubblici e privati.
Assegno di maternità per casalinghe e disoccupate: legge n. 448 del 1999.
Prevede un’indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto “lavoro familiare”. Con la finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine europee ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
Infortuni domestici: legge n. 493 del 1999. Contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico.
Le persone comprese fra i 18 e i 65 anni che svolgono in via occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione il lavoro domestico hanno diritto all’assicurazione contro gli infortuni.
Part-time: legge n. 61 del 2000 (e DL 100/2001). Disposizioni che, nel dare attuazione alla direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale, hanno definito una maggiore dignità del lavoro part-time.
Congedi parentali: legge n. 53 dell’8 marzo 2000. Questa legge armonizza i tempi di cura, di formazione e di relazione (tempi delle città ).
La normativa punta ad una maggiore condivisione dei compiti all’interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori, donne e uomini, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative.
Alcune direttive europee approvate per la parità di genere
Qui di seguito troverete alcune delle più importanti direttive comunitarie che hanno fatto la storia della legislazione in materia di parità di genere.
75/117/CEE Direttiva sulla parità salariale: prevedeva principalmente per gli Stati membri l’inclusione nella propria legislazione di norme che escludessero qualunque discriminazione fondata sul sesso in materia di remunerazione, affinché la protezione fosse estesa a tutti i lavori e non più solo a quelli misti, svolti cioè indifferentemente da donne e uomini.
La norma prevedeva inoltre la possibilità per ogni lavoratore, che si fosse sentito vittima di discriminazione sessuale nel campo remunerativo, di ricorrere per via legale, sottolineando in più la protezione contro qualunque licenziamento abusivo.
76/207/CEE Direttiva sulla parità di trattamento nelle condizioni di lavoro, l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale.
Secondo quanto stabilito dalla direttiva le donne che si sentivano discriminate in ragione del loro sesso o del loro stato di famiglia potevano ricorrere in giudizio per far stabilire e rispettare i propri diritti.
79/7/CEE Direttiva sulla parità di trattamento nella sicurezza sociale.
Il principio della parità di trattamento implica l ‘ assenza di qualsiasi discriminazione direttamente o indirettamente fondata sul sesso, in particolare mediante riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia, specificamente per quanto riguarda il campo di applicazione dei regimi e le condizioni di ammissione ad essi, l’obbligo di versare i contributi e il calcolo degli stessi, il calcolo delle prestazioni, comprese le maggiorazioni da corrispondere per il coniuge e per le persone a carico, nonché le condizioni relative alla durata e al mantenimento del diritto alle prestazioni.
86/378/CEE Direttiva sulla parità di trattamento nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale
86/613/CEE Direttiva sulla parità di trattamento nel lavoro autonomo .
La presente direttiva è intesa ad assicurare, in conformità delle disposizioni che seguono, l’attuazione, negli Stati membri, del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne che svolgono un’attività autonoma o che contribuiscono all’esercizio di un’attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità per gli aspetti che non sono contemplati dalle direttive 76/207/CEE e 79/7/CEE.
92/85/CEE Direttiva sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro per lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
96/34/CE Direttiva riguardante l’accordo quadro sul congedo parentale concluso tra UNICE, CEEP ed ETUC.
97/80/CE Direttiva sull’onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso
97/81/CE Direttiva riguardante l’accordo quadro sul lavoro part-time concluso tra UNICE, CEEP ed ETUC.
2002/73/CE Riforma della direttiva 76/207/CEE sulla parità di trattamento
2004/113/CE Direttiva sulla parità di trattamento fra donne e uomini nell’accesso e nell’offerta di beni e servizi.
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