Gli uomini sono davvero più bravi al volante?
A loro piace pensarlo, anzi, la maggior parte ne è davvero convinta, anche se ci sono donne che hanno fatto del loro meglio per dimostrare il contrario.
A differenza delle “ombrelline” e tifose varie che troviamo ai box per esibire il loro corpo (non avendo alcun altro argomento interessante da proporre), donne come Maria Teresa de Filippis,
Lella Lombardi, Giovanna Amati, hanno manifestato la loro femminilità al posto di guida, ottenendo risultati differenti, e non sempre positivi, ma gareggiando con dignità e coraggio in uno sport che ancora non accetta le donne.
Maria Teresa de Filippis, la prima donna della Formula 1, ha dimostrato una notevole capacità di resistenza sotto pressione.
Nel 1958, si aggiudicò il decimo posto a Spa-Francorchamps, diventando la prima donna di successo della F1.
Nel 1975, Lella Lombardi si classificò sesta in Spagna, mentre quasi vent’anni più tardi Giovanna Amati, che gareggiava per la Brabham, dopo vari tentativi, non riuscì a qualificarsi per il GP del Sud Africa, del Messico e del Brasile e venne sostituita da Damon Hill per il GP di Spagna.
Solo una donna nella storia, la sudafricana Desiree Wilson, ha vinto una gara di Formula 1, ma in una gara del Campionato di Formula 1 britannico e non un Grand Prix.
Tutto ciò non ha fatto altro che rinsaldare quello che da sempre è il pensiero generale maschile, cioè che le donne non possiedono l’energia fisica e le potenzialità mentali per gareggiare con successo.
Questa idea è stata supportata da molti, tra cui Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company e grande tifoso di F1, avendo affermato che le donne non vincono le gare di Formula 1 perché non sono abbastanza forti da resistere alle accelerazioni di gravità , mentre nelle sale riunioni è diverso ritenendo le donne più brave a mettere ordine nei loro pensieri rispetto agli uomini e dal momento che sono meno egoiste sono anche meno presuntuose.
Probabilmente è da ritenere vera l’affermazione sulla mancanza di un forte ego femminile, ma non è mai stato provato scientificamente o logicamente che una donna non sia in grado di guidare in Formula 1.
Credo piuttosto che l’assenza di donne nella F1 sia da attribuirsi in parte al fatto che esistano più uomini che donne attratti dai motori e dalle gare, di conseguenza si ha una scelta più ampia nel mondo maschile: non tutti i piloti uomini, però, sono all’altezza del compito, solo che ciò non viene detto, al contrario delle sconfitte femminili che il più delle volte vengono ingigantite.
Sfortunatamente anche tra gli sponsor regna un forte maschilismo, difatti nessuno prende davvero sul serio la possibilità di finanziare una pilota, ameno che questa non abbia “altre qualità ” che compensino una “mancanza” che secondo molti sta alla base dell’automobilismo: l’energia fisica.
Ad avvalorare una tesi simile è stato sia Bernie Ecclestone, padre di due ragazzine, affermando che gli piacerebbe trovare “la pilota giusta, magari di colore e molto bella, preferibilmente ebrea o musulmana e che parli spagnolo”, sia Olivier Gachnang, Natacha , talento svizzero delle gare, dichiarando in un’intervista del 2004 quale vantaggio sia per sua figlia essere carina: se non lo fosse stata, probabilmente non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo.
Contrariamente, un personaggio illustre come il pilota Jenson Button ha dichiarato che non esisterebbe alcuna possibilità per le donne nella Formula 1(a parte per la mancanza di requisiti fisici fondamentali) proprio e soprattutto se una donna è molto bella e con un seno “generoso” perché rischierebbe di distrarre i meccanici in momenti fondamentali come l’allaccio delle cinture e così via!
Adesso è un bell’aspetto che pone dei limiti alle donne nell’accesso al lavoro, allo sport ecc.?
È davvero impensabile che si venga discriminate a causa di alcune caratteristiche che non si possono eliminare: ora non si parla più, quindi, di qualcosa che manca alle donne, ma di ciò che hanno in più e che non va bene agli uomini …almeno nello sport!
Il problema risiede proprio alla base: l’uomo non riesce a vedere oltre le rotondità di un corpo femminile, e la colpa è solo di una mentalità maschile ristretta che ama il fatto di avere accanto una bella donna, ma solo da esibire a qualche festa come fosse una delle tante veline del momento.
Se un uomo non riesce a svolgere un lavoro tipicamente maschile, come quello del meccanico, senza farsi distrarre dalle curve di un bel corpo, per di più coperte dalla tuta, sottolinea come il problema sia l’uomo, e non la donna, e come quindi siano privi di professionalità .
La Formula 1 resta ancora un mondo inaccessibile alle donne?
Poco importa, se si pensa che giovani appassionate di gare come Natacha non lascino che il maschilismo della F1 le freni dall’imprimere i loro nomi nella storia dello sport: innumerevoli sono gli esempi positivi che abbiamo.
La pilota tedesca Jutta Kleinschmidt, ad esempio, è salita sul podio della Dakar quattro volte dal 1999, aggiudicandosi il primo posto nel 2001, la rallista francese Michelle Mouton, insieme alla copilota italiana Fabrizia Pons, ha vinto i rally del Portogallo, del Brasile e dell’Acropoli nel 1982 ed arrivando seconda al Campionato del mondo di Rally, mentre l’anno prima è diventata la prima donna che ha vinto una tappa del Campionato del Mondo di Rally a San Remo, avendo già al suo attivo un titolo di campionessa europea di rally e due campionati francesi di rally e vincendo nel 1985 nell’Hill racing la salita della leggendaria Pikes Peak, la cima montuosa di 4300m in Colorado.
Janet Guthrie è stata la prima donna a gareggiare nella 500 miglia di Indianapolis e nella Daytona 500 nel 1977.
Lyn St. James, all’età di 45 anni, è arrivata undicesima ed è stata la prima donna ad essere nominata Rookie dell’Anno nell’Indy 500.
Sarah Fisher, invece, nel 2000 è diventata la terza donna e una delle pilote più giovani che hanno garaeggiato nella 500 miglia di Indianapolis.
Successivamente, nella stessa stagione, è entrata di nuovo nella storia al Kentucky Speedway, diventando la persona più giovane che abbia mai condotto una gara di Indy Car e la donna più giovane in assoluto che sia mai salita su un podio conquistando il terzo posto.
C’è poi da menzionare la bella Danica Patrick, il “fenomeno rosa” della Indy Car 2008 (n. 2 Cars&Business).
Siamo ancora convinti che il luogo adatto per la donna sia la cucina?
In fondo, molti pensano che i più grandi chef del mondo siano uomini: perché non credere che i piloti migliori appartengano al mondo femminile?
Recent Comments