Il programma d’azione comunitario 1991 – 1995

Posted by on Jul 23, 2009 in Legislation | 0 comments

Avendovi illustrato,qualche tempo fa, i primi due programmi d’azione comunitaria è doveroso porre l’accento anche sul terzo programma, nato in un contesto socio economico sicuramente molto differente rispetto ai primi due ed in una prospettiva futura particolare come quella del mercato unico.

Buona lettura!

La Commissione europea, nel 1990, raccomandò agli Stati di raccogliere periodicamente informazioni relative ai modi in cui si badava ai bambini negli asili diffondendo le informazioni per stabilire i criteri di qualità  per questi servizi; venne, inoltre, effettuato un finanziamento comunitario a favore delle zone rurali e per le famiglie maggiormente disagiate.

Rapporti periodici furono effettuati anche riguardo alle condizioni di protezione nei confronti delle donne in condizioni di gravidanza e maternità  attraverso studi e diffusione di notizie relative alla natura di misure volte ad aiutare i genitori lavoratori.

Nel 1990 venne istituita un’organizzazione non governativa chiamata Lobby europea delle donne (LED).
Questa organizzazione rappresenta oltre 2.700 organizzazioni in tutta l’Unione europea.

La Lobby europea delle donne, sostenuta dalla Comunità  europea, funge da punto di contatto fra le organizzazioni delle donne in tutta l’Europa e le istituzioni europee che si interessano della parità  delle opportunità .

Il suo obiettivo è quello di rappresentare la prospettiva delle donne a livello europeo e di informare e stimolare la consapevolezza delle donne negli Stati membri relativamente alle questioni europee.

Le organizzazioni non governative (ONG) svolgono un ruolo chiave nel dialogo civile tra le istituzioni europee e i cittadini dell’Unione e tra queste la Lobby europea delle donne è la più importante.

Consapevole delle passate esperienze nel campo della parità  la Commissione, prima dell’attuazione del terzo programma, decise che avrebbe rinforzato le iniziative comunitarie aventi un’incidenza sul lavoro delle donne mettendo in evidenza e analizzando le tendenze e i problemi di quel periodo, tramite la diffusione delle informazioni relative alle azioni intraprese al livello degli Stati membri stimolandone lo scambio delle esperienze e promuovendo azioni specifiche e progetti pilota che contribuissero allo sviluppo e alla diffusione di esempi di buona pratica in seno alla Comunità .

Nella preparazione di questo programma la Commissione assicurò che avrebbe continuato a finanziare studi e ricerche sulle difficoltà  riscontrate dalle donne nella piena integrazione nel mercato del lavoro, che avrebbe prestato un’attenzione particolare alla categoria delle donne più svantaggiate, ai lavori atipici e ai nuovi modi di ripartizione del tempo di lavoro, continuando a promuovere l’elaborazione di dati statistici sulla condizione femminile.

La Comunità  avrebbe continuato a sostenere la rete di esperti “Donne e mercato del lavoro” garantendone una continua informazione su eventuali sviluppi in materia di lavoro femminile negli Stati membri per farne conoscere al meglio, nell’insieme della Comunità , i risultati delle ricerche in questo campo.
L’Atto unico europeo del 1986 e la Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 hanno in un certo qual modo rafforzato l’azione della Commissione europea in materia di uguaglianza dal momento che questi due documenti hanno sottolineato la necessità  di una politica sociale della CE più energica e inscrivendo nella Carta dei lavoratori l’uguaglianza tra donne e uomini come principio fondamentale.

Questo terzo programma (1991-1995) si è iscritto così nel programma d’azione legato alla messa in opera della Carta sviluppandosi attraverso l’azione continua della Commissione di sensibilizzazione e diffusione di informazioni, studi, ricerche, rapporti di valutazione.

I suoi obiettivi prioritari hanno riguardato l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, facilitandone l’integrazione, la valorizzazione del lavoro delle donne attraverso il miglioramento della qualità  del loro impiego e specialmente della formazione professionale e dell’educazione, e la riduzione degli ostacoli all’integrazione delle donne al mercato del lavoro assicurando loro un equilibrio armonioso tra il lavoro e la famiglia, obiettivi la cui realizzazione avrebbe dovuto portare ad una maggiore uguaglianza delle opportunità  nel mercato del lavoro.

Il terzo programma d’azione è maturato nel contesto di realizzazione del mercato unico.

La creazione di unico grande spazio senza frontiere rappresentava per l’Europa un’occasione di sviluppo e di rafforzamento del ruolo economico e politico dell’Europa stessa.

Ciò avrebbe comportato uno sforzo notevole da parte di imprenditori e lavoratori per adattarsi ad una nuova realtà  che si prospettava e il miglioramento della competitività : il programma si è così situato in un contesto di espansione continua.

L’Europa si trovava ad affrontare dei cambiamenti che richiedevano manodopera qualificata e il contributo delle donne si rendeva necessario per lo sviluppo economico e sociale dello spazio europeo.

È bene sottolineare che tuttavia nella maggior parte degli Stati europei le donne risultavano sottoutilizzate e si sentivano minacciate in ragione della precarietà  di molti posti di lavoro e a causa dell’accelerazione dei cambiamenti tecnologici attesi con l’avvio del mercato unico.

Tali presupposti implicavano così che le istituzioni europee ponessero le loro azioni in modo adeguato alle nuove prospettive pertanto, a parte l’obiettivo primario consistente nella promozione della partecipazione sempre più paritaria della donna sul mercato del lavoro, era necessario tener presente il fatto che questa politica sociale doveva subentrare di pieno diritto nella politica strutturale della Comunità  europea.

È per tale motivo che la Commissione europea ha proposto un nuovo programma d’azione al cui interno il compito della Commissione è stato quello di vegliare sull’applicazione del diritto comunitario, perciò risultava essenziale non solo il miglioramento della messa in opera dell’articolo 119 del Trattato di Roma e delle direttive adottate fino a quel momento all’interno degli Stati della Comunità , ma era necessario facilitare l’ottenimento delle indennità  dinanzi ai tribunali e sviluppare i mezzi di ricorso efficaci per gli individui vittime di discriminazioni fondate sul sesso.

Secondariamente la Commissione ha sviluppato delle azioni concernenti l’immagine della donna nei media poiché in questi la Commissione identificava un settore chiave per influenzare l’opinione pubblica.

Tramite l’industria dei media e l’accrescimento del numero di donne nei posti di decisione in questo campo era possibile influenzare il contenuto dei programmi e promuovere un’immagine positiva del ruolo della donna nella società .

In terzo luogo la Commissione europea ha intrapreso azioni nel campo della partecipazione delle donne al processo decisionale a tutti i livelli della società , costituendo un’azione nuova sviluppata nel corso del terzo programma d’azione.

Questo fu considerato uno dei mezzi più efficaci per giungere alla parità  delle opportunità  fra donne e uomini e per provocare dei cambiamenti che fossero in grado di durare nel tempo.

Questo punto e quello precedente erano collegati in quanto i media avrebbero sensibilizzato l’opinione pubblica anche riguardo il fatto che era giusta un’adeguata partecipazione delle donne in ogni settore compreso quello del processo decisionale, riguardante la vita pubblica e politica, i sindacati, le istituzioni o ancora i settori dell’educazione.

Alla luce di tutto ciò si può affermare che la politica di uguaglianza tra donne e uomini non poteva essere considerata come una politica a carattere specifico e limitato ma come una componente essenziale delle politiche economiche e sociali della Comunità  europea.

Fu durante il terzo programma d’azione che in Olanda, venne firmato nel febbraio 1992 il trattato di Maastricht con cui si giunse ad un accordo sulla politica sociale tendendo a regolamentare al meglio le pari opportunità  per ciò che concerne il mercato del lavoro ed il trattamento sui luoghi di lavoro.
Tale accordo, oltre a prevedere questa base minima di tutela a favore delle donne, lascia gli Stati liberi di adottare misure complementari discriminatorie positive.

Nello stesso anno al Trattato fu allegato un protocollo contenente un “accordo sulla politica sociale”, non firmato dal Regno Unito, che autorizza gli Stati membri dell’UE a prendere decisioni giuridicamente vincolanti in alcuni settori.

Sempre durante il terzo programma comunitario, precisamente nel 1993, è stata intrapresa un’iniziativa politica da Jacques Delors per affrontare il problema dello sviluppo e della disoccupazione con la presentazione del secondo Libro Bianco dal titolo Crescita, competitività  ed occupazione. Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo, nel quale il tema della disoccupazione veniva considerato come centrale in un momento di transizione verso una nuova realtà  quale era quella del mercato unico in cui vi erano trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche alle quali bisognava preparare le classi più deboli, come la classe femminile, tramite la formazione e l’istruzione.

In materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro, condizioni di lavoro, informazione e consultazione dei lavoratori, parità  tra uomini e donne sul mercato del lavoro o integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro, basta addirittura una delibera a maggioranza del Consiglio.

Un crescente tasso d’attività  economica tra le donne risulta essere inoltre un elemento importante per la crescita economica dell’Europa.

Per l’Unione Europea si stimò che nel 2000 quasi un quinto della crescita del PIL annuale pari al 2,3% sarebbe stata spiegata con l’accresciuta partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Con le mutazioni demografiche avvenute e in corso e specialmente il crescente “invecchiamento” della popolazione, i rapidi mutamenti nei modelli di lavoro ed i cambiamenti nelle strutture familiari stanno modificando a fondo la nostra società .

Di fronte ai 17 milioni di disoccupati all’interno dell’Unione nei primissimi anni ‘90, appare evidente che la politica dell’occupazione – e con essa, in fondo, l’intera politica economica – è strettamente intrecciata con la politica sociale.

Solo un alto tasso di occupazione garantisce difatti la copertura delle crescenti necessità  del regime pensionistico e dell’assistenza sanitaria.
La Commissione europea ne era consapevole e nell’aprile 1995 ha presentato un nuovo programma di azione in materia di politica sociale per il periodo 1995-1997.

Quest’ultimo è partito dal presupposto che la politica sociale deve adeguarsi in modo flessibile alle nuove esigenze.

La Commissione Europea sottolineava che l’“invecchiamento” della popolazione faceva pesare sulla popolazione attiva una gravosa crescita e ciò che importava era mobilitare la totalità  delle risorse umane della popolazione in età  da lavoro e dunque accrescere l’attività  delle donne (secondo alcune previsioni della Commissione tra il 1999 e il 2020 la popolazione con più di 65 anni aumenterà  di 18 milioni, quella con meno di 15 anni di 9 milioni, quella tra i 15 anni e i 65 anni diminuirà  invece di 9 milioni).

Ci si aspetta difatti che l’ ”invecchiamento” della popolazione e la concomitanza dell’aumento della longevità  con il drastico calo delle nascite porteranno ad un sostanziale bisogno di manodopera femminile che assicuri che i sistemi di previdenza sociale non vadano in bancarotta per l’enormità  degli aventi diritto alla pensione e per l’esiguità  di coloro che pagheranno i contributi.

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