Ogni anno nel mondo muoiono di aborto eseguito in modo dannoso oltre 70.000 donne.
Questo dato terrificante emerge dalle ricerche effettuate dall’istituto americano Guttmacher per l’organizzazione della salute sessuale.
La metà dei decessi (38mila) avviene nell’Africa sub-Sahariana dove solo il 28% delle donne sposate usa metodi contraccettivi.
A livello planetario gli aborti sono in calo, difatti si è passati dal 69 per 1000 donne del 1995 a 55 per 1.000 del 2008 grazie proprio alla diffusione dei contraccettivi, ai quali però non tutte le donne hanno libero accesso.
L’inchiesta sottolinea che un’ alta percentuale di aborti avviene sia nei Paesi in cui tale procedura è legale sia in quelli dove è proibita.
La differenza fondamentale è il maggior numero di vittime nei paesi dove le interruzioni di gravidanza devono essere fatte in modo clandestino.
“Le restrizioni legali non fermano gli aborti – afferma il rapporto – si limitano a renderli più pericolosi“.
Il rapporto raccomanda così un maggiore accesso ai contraccettivi e ai servizi per la pianificazione familiare, agli aborti legalizzati ed una migliore qualità delle cure post-aborto, soprattutto in Stati in via di sviluppo.
Inoltre circa 5 milioni di casi sono stati trattati ogni anno per complicazioni derivanti da tali procedure, e altri 3 milioni avrebbero dovuto essere trattati.
Il 40% delle donne vive in Stati con leggi “molto restrittive” sull’aborto, soprattutto in Sud America e Africa.
In 32 paesi l’aborto è totalmente illegale.
Notizie simili non possono che farci riflettere sul fatto che ancora tantissime donne sono private dei loro diritti e che per questo, nella maggior parte dei casi, sono destinate a morire.
Fonte: Ansa.it
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