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La gelosia di un uomo ha ucciso ancora
ottobre 2009 da Paola Assanti
Dopo mesi di indagine da parte dell’Arma della compagnia di Augusta (Siracusa), si è risolto, nel modo peggiore, il giallo della scomparsa di Francesca Ferraguto, la barista ventiduenne di Augusta scomparsa nel maggio scorso.
Il corpo della ragazza è stato trovato orribilmente fatto a pezzi e seppellito in un fondo nei pressi dell’abitazione rurale nelle campagne di Augusta, abitazione di proprietà del padre di un operaio fermato, Gianfranco Bari, 35 anni, il fidanzato della ragazza, che ha confessato l’omicidio.
I militari hanno infatti posto in stato di fermo con le accuse di omicidio ed occultamento di cadavere il ragazzo: all’origine del delitto ci sarebbe stato l’ennesimo litigio originato da motivi di gelosia.
Inizialmente quello di Francesca Ferraguto era sembrata un allontanamento volontario, tant’è che della vicenda si era occupata la trasmissione “Chi l’ha visto”, ma l’ipotesi dell’omicidio era tenuta a distanza.
Lo scorso 9 luglio l’auto della ragazza era stata trovata dalla polizia nei pressi della stazione di Catania.
La vettura era aperta e con le chiavi inserite nel cruscotto.
La ragazza viveva da due anni con il fidanzato, in una casa poco distante dall’abitazione dei genitori di lei, che alcuni giorni dopo la scomparsa della figlia, avvenuta il 25 maggio, avevano avvertito i carabinieri.
Per fare a pezzi il cadavere della compagna appena uccisa, l’assassino ha utilizzato un flex, una sega elettrica in genere utilizzata per tagliare materiali duri come il marmo.
L’agghiacciante particolare è emerso dalla ricostruzione fatta dagli investigatori sull’uccisione di Francesca da parte del fidanzato stesso.
Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia di Augusta, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa Manuela Cavallo.
Bari ha detto di ricordare solo di aver picchiato la donna, che sarebbe caduta a terra battendo violentemente la testa e morendo.
Dopo avrebbe utilizzato uno dei suoi attrezzi di lavoro per tagliare in più parti il corpo, chiuderlo in sacchi di plastica da rifiuti e quindi gettarli in una profonda buca che aveva scavato in un terreno vicino all’abitazione rurale dei suoi genitori, dove i resti sono stati trovati ieri sera dopo che Bari, messo alle strette, aveva confessato.
Gianfranco Bari ha raccontato agli investigatori che la sera del 25 maggio aveva accompagnato Francesca Ferraguto dall’estetista, in serata era passato a riprenderla e, insieme, avevano mangiato un panino fuori.
Poi il ritorno a casa, dove i due vivevano.
L’uomo era separato e i suoi tre figli, nati dal precedente matrimonio, che gli erano stati affidati, abitavano con i suoi genitori.
Una volta a casa tra i due era scoppiato un litigio, l’ennesimo, ma questa volta con un epilogo tragico.
Anche dalle testimonianze di amici e parenti della vittima è emerso che la relazione tra i due fosse a tratti burrascosa.
Inizialmente Gianfranco Bari agli inquirenti aveva raccontato che dopo la litigata aveva fatto una doccia e mentre era in bagno aveva sentito il rumore della porta di casa che si chiudeva con violenza: Francesca era andata via.
L’uomo costruisce il suo alibi così: telefona dal suo cellulare a quello di Francesca lasciandole messaggi in segreteria telefonica e invitandola a ritornare.
Nei giorni successivi, utilizzando il telefono cellulare della compagna che aveva con sé, invia alcuni sms sia al proprio telefonino che a quello della madre, e anche ad un sottufficiale dei carabinieri, suo conoscente, che si stava occupando delle ricerche della ragazza.
Nel testo dei messaggini Bari, fingendosi Francesca, scrive di essersi allontanata da casa perché vuole stare sola.
I messaggi giungono da parti diverse del territorio, avvalorando per gli investigatori – che avevano messo l’utenza sotto controllo – l’ipotesi di un allontanamento volontario.
La svolta nelle indagini sull’ omicidio avviene quando l’assassino, Gianfranco Bari, commette l’unico errore di questa vicenda: una sola volta pone la sim card della ragazza nel suo telefono personale per leggere alcuni messaggi.
In quel momento gli investigatori hanno la certezza che l’uomo ha anche il telefono (trovato due sere fa nell’abitazione rurale dei genitori del fermato) e la sua sim.
Nel tentativo di depistare gli investigatori, Bari inserisce la sim del telefono di Francesca in un altro suo vecchio apparecchio telefonico: sale su un treno diretto a Milano ma prima che il convoglio si muova nasconde il cellulare acceso nell’imbottitura di un sedile e scende.
Il telefono di Francesca parte da solo per Milano per poi tornare, alcuni giorni dopo, ormai spento, ad Augusta.
I carabinieri presidiano le stazioni di Catania e Augusta ma in quel treno, dove Francesca non è mai salita non c’é ovviamente traccia della ragazza.
Questi spostamenti virtuali di Francesca lungo l’Italia trovano eco, hanno spiegato gli investigatori, anche nella trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto”, che si occupa del caso in più di un’occasione.
Diverse le segnalazioni di persone che affermano di aver visto e anche parlato con Francesca.
Tutto questo sembra dare credito all’alibi di Bari.
Ma il pm Manuela Cavallo è convinta che quella di Francesca non sia una sparizione volontaria e va dritta per la sua strada.
Due giorni fa convoca per una nuova audizione l’operaio, che messo alle strette, incalzandolo in particolare sulla vicenda delle sim card, confessa.
Un altro omicidio, un’altra confessione ed un’altra vita che se ne va: quella di una giovane donna, per colpa della gelosia feroce di un uomo.
Cosa gli faranno se ritenuto colpevole di omicidio?
Un anno? Due?
Sentiremo, un giorno, parlare realmente di giustizia?



























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