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Oms: l’Aids è la prima causa di morte per le donne

novembre 2009 da Paola Assanti

stop-aids-giornata-mondiale-virusLe vivranno anche tra sei e otto anni di più degli uomini, ma ciò non significa che durante la loro esistenza ricevano cure adeguate.

E soprattutto, la prima causa di e malattia per le rappresentanti del gentil sesso tra i 15 e i 44 anni è l’.

Un dato scioccante, che va considerato ovviamente in un’ottica globale, emerso da un importante studio dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla delle (Womend and health: today’s evidence tomorrow’s agenda), il primo ad analizzare lo stato del benessere femminile in tutto il mondo.

In particolare sono i non protetti il principale fattore di rischio per le in età fertile che vivono in Paesi in via di sviluppo.

Come scrive in dettaglio lo studio:

«Le complicazioni della e del parto sono la prima causa di per le ragazze tra i 15 e i 19 anni nei Paesi in via di sviluppo.

Globalmente, per le in età riproduttiva, è invece l’Hiv-.

Le sono particolarmente vulnerabili all’infezione da Hiv a causa di una combinazione di fattori biologici e disuguaglianze di genere».

Fattori che incidono sulla possibilità di conoscere i rischi cui si va incontro e di proteggersi.

In generale, prosegue lo studio, i non protetti sono la causa di gravidanze indesiderate, aborti pericolosi, complicazioni legate alla maternità e al parto, e sessualmente trasmissibili, incluso l’Hiv.

A tutto ciò si aggiunge la , un ulteriore pericolo per la riproduttiva delle giovani nonché causa di mentali.

Senza dimenticare, sottolinea lo studio, alcuni paradossi: il fatto, ad esempio, che in molti Paesi i servizi sanitari tendono a concentrarsi esclusivamente su sposate ignorando i bisogni delle nubili e delle adolescenti.

Soprattutto, l’accesso ineguale all’educazione, al lavoro e al reddito possono costituire degli ostacoli per la dell’altra metà del cielo, specie in Paesi in cui la copertura sanitaria è legata alle assicurazioni o al lavoro.

«Le – ha dichiarato  Margaret Chan, direttore dell’vivono di più degli uomini, ma le loro vite non sono necessariamente più sane o felici».

Eppure, se si migliora la delle (conclude il rapporto) si migliora il mondo.

Fonte: www.corriere.it

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