
Il MiBAC (Ministero dei Beni culturali) ha promosso, in occasione dell’8 marzo, un’interessante iniziativa omaggiando tutti coloro che nei secoli hanno individuato nella figura femminile una musa ispiratrice per la loro opera, e in particolare le numerosissime donne che hanno contribuito in prima persona a superare pregiudizi ed ostacoli sociali.
Nei giorni 6 e 7 marzo, celebrando il connubio perfetto tra “Donna e Arte”, offrirà a tutte le donne l’ingresso gratuito nei musei e nei luoghi d’arte statali.
La Giornata Internazionale della Donna è una festività che intende ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne.
Nel corso degli anni, purtroppo, la ricorrenza ha perduto in molti paesi l’originario significato di lotta e di protesta per assumere una connotazione di mero carattere commerciale.
Solo nel 1907, in occasione del VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda oltre a temi importanti quali il colonialismo, e la guerra europea, venne discussa la questione femminile e la rivendicazione del voto alla donne.
Proprio su quest’ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne».
Dobbiamo però alla socialista Corinne Brown nel 1908 l’introduzione del «Woman’s Day», il giorno della donna nell’ambito di una conferenza dove si discusse senza mezzi termini dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile».
Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 mentre in Europa si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste.
Quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria.
In Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti.
In Germania fu tenuta per la prima volta l’8 marzo 1914, giorno d’inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia, con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi, il 9 marzo 1914.
Nel settembre del 1944 si costituisce a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro ed è l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera.
L’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta Italia.
Per l’elenco completo dei Musei e luoghi d’arte che aderiscono all’iniziativa consultate la seguente pagina del sito dei Beni Culturali: www.beniculturali.it
L’8 marzo dovrebbe essere un giorno di commemorazione, e non di divertimento.
Ben venga l’arte, la lettura e qualunque altra iniziativa che ricordi le grandi e piccole donne del passato e del presente, e ricordiamoci di non dimenticare…
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