
Le donne di quilombo nel documentario di Actionaid
Promuovere il lavoro delle donne per sconfiggere la fame nel mondo.
Martedì 16 marzo Action Aid ha presentato a Roma il nuovo rapporto «Il Miglio Rosa – Quel tratto di strada che manca per sconfiggere la fame». .
L’incontro ha avuto per tema proprio i diritti delle donne e l’accesso alla terra.
Secondo l’organizzazione Action Aid, «l’ultimo miglio» che manca per consegnare la fame alla storia ha per protagoniste le donne.
Il «Miglio Rosa» vuole essere un contributo per rimettere i diritti delle donne al centro del dibattito sulla fame nel mondo.
La disuguaglianza di genere nel mondo rurale è l’anello mancante nell’analisi della crisi alimentare: il ruolo delle donne contadine è considerato un fattore secondario.
Gli interventi in agricoltura spesso non assicurano alle donne accesso alle risorse naturali e al credito agricolo.
Per sconfiggere la fame, però, ActionAid ritiene indispensabile inserire tra le priorità dell’agenda politica il riconoscimento per le donne del diritto di proprietà ed eredità della terra.
«Sostenere lo sviluppo femminile nel settore agricolo è una condizione imprescindibile per il raggiungimento del primo Obiettivo del Millennio, che prevede di dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame nel mondo entro il 2015», spiega Beatrice Costa, esperta di diritti delle donne per ActionAid.
Dal nuovo rapporto emergono dati su cui riflettere.
Nel mondo una persona su sette soffre la fame e più del 60% delle persone affamate sono donne e bambine.
Un paradosso, visto che sono le donne a produrre tra il 60% e l’80% del cibo nel Paesi in via di sviluppo.
Le donne possiedono meno del 2% della terra disponibile nel mondo e sono le più penalizzate nell’accesso al credito e ai servizi tecnici di supporto alle attività agricole.
«Possedere ed ereditare la terra oltre ad essere un diritto – continua Costa – è un elemento che dà alle donne maggiore potere decisionale nelle proprie famiglie e comunità.
Eppure il ruolo delle donne è il fattore su cui meno si è scommesso.
Nella definizione di programmi e progetti di sviluppo rurale poco è stato fatto per garantire che la voce delle donne venisse ascoltata e la loro esperienza valorizzata».
Durante la serata di martedì è stato proiettato anche «Conceiçao Das Crioulas», il documentario di Marcello Pastonesi sulle condizioni di vita e la lotta per l’accesso alla terra nel Nordest del Brasile dove le donne di un quilombo fondato 200 anni fa lottano contro i pregiudizi.
I «Quilombos» erano gli insediamenti di ex schiavi che, riusciti a fuggire ai loro padroni, si rifugiavano in zone di difficile accesso per formare comunità di uomini e donne liberi e evitare di essere catturati di nuovo dai mercenari.
Sebbene l’abolizione della schiavitù in Brasile risalga al 1888, alcune di questi villaggi continuarono a sopravvivere per decenni, grazie al loro isolamento, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Si tratta spesso di piccoli insediamenti, con pochissimi servizi, le scuole arrivano massimo alla fine delle elementari e i centri sanitari sono aperti un giorno alla settimana e si vive principalmente di agricoltura di sussistenza e di artigianato.
Fonte: roma.corriere.it
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