Donne: le più colpite dalla crisi. Che novità!

Posted by on May 31, 2010 in Women and work | 0 comments

donne_lavoro_482.jpg_370468210Una serie di iniziative itineranti che attraversino tutto il mezzogiorno costruite attorno ad una piattaforma sindacale che parta da un patto chiaro di genere e generazionale.

E’ questa la proposta che lancia la CGIL Nazionale, dal convegno “Che ‘genere’ di sviluppo? Mezzogiorno: innovazione, qualità, creatività e conciliazione. Donne al lavoro per far crescere il paese” che si è svolta a Caserta venerdì 28 maggio.

Dal 1993 al 2009, a fronte di 1.792.000 nuove occupate in Italia, appena 218mila sono meridionali.

Un dato che spiega più di ogni altro la condizione delle Donne nel Mezzogiorno, come sottolinea  Serena Sorrentino, Responsabile Pari Opportunità della CGIL Nazionale.

“Una situazione – spiega la dirigente sindacale  – che rende indispensabile ribadire con forza la necessità di un progetto per il Paese, che ridisegni non solo una missione produttiva dei territori e dei settori, ma che ricostruisca sul terreno della coesione sociale un profilo socioeconomico di sostenibilità che valorizzi il lavoro e la funzione sociale delle donne”.

Il libro bianco sul welfare, le manovre sull’istruzione, il Piano per l’occupazione femminile, il pacchetto anticrisi, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego “hanno una concezione familista – spiega la Responsabile Pari Opportunità della CGIL Nazionale  – che poggia le proprie basi sulla divisione del lavoro e, dall’altro, la presa d’atto che la partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore indispensabile per garantire la sostenibilità economica delle famiglie e del nostro sistema economico”.

” Investire in formazione potenziando la contrattazione territoriale, aziendale e sociale, costruire il credito di imposta per i carichi familiari e le convergenza sulla spesa dei fondi fas 2007/13, infine una vera lotta al sommerso e alla falsa legalizzazione di lavoro subordinato”.

Queste in estrema sintesi le proposte che lancia Serena Sorrentino , che aggiunge concludendo il suo intervento “se non vi sono le condizioni per distribuire ricchezza, si migliorino almeno le condizioni di lavoro e si innovi sul fronte dei diritti, a partire dall’orario di lavoro, all’ambiente di lavoro, alla combinazione lavoro/studio, rispondendo anche attraverso questa via all’innalzamento della qualità del lavoro per le donne nel sud”.

Le donne, soprattutto nel Mezzogiorno, “sono i soggetti più colpiti dalla crisi: effetto perverso che si somma a dinamiche storiche”.

Per questo si rende indispensabile “investire nella crescita professionale e sociale delle donne” contrastando un governo che “scarica il peso dei sacrifici sui soggetti più esposti” e “che di più, nella storia repubblicana ha aggredito i diritti, il ruolo, e la dignità delle donne”.

Secondo Sorrentino, infatti, il governo ha “avallato l’idea che la abbia una funzione estetica nella società, una filigrana nelle rappresentazioni del potere, o peggio utilizzarla come valore di scambio tra favore e interessi”.

Il libro bianco sul welfare, le manovre sull’istruzione, il Piano per l’occupazione femminile, il quoziente familiare, il pacchetto anticrisi, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego “hanno in loro una duplice filosofia: da un lato una concezione imperante nel centrodestra, familista, che poggia le proprie basi sulla divisione del lavoro e, dall’altro, la presa d’atto che la partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore indispensabile per garantire la sostenibilità economica delle famiglie e del nostro sistema economico”.

La CGIL ribadisce così la necessità di un progetto per il Paese che valorizzi il lavoro e la funzione sociale delle donne.

“Un progetto che passa – dice Sorrentino – in investimenti nelle infrastrutture sociali, nel rafforzamento del modello sociale europeo, nello sviluppo della contrattazione a tutti i livelli insieme all’incremento di quella sociale”.

Misure per determinare, ha concluso, “come il lavoro delle donne, soprattutto al Sud, non sia un costo ma un valore moltiplicatore di benessere”.

Fonte: italiannetwork.it

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