Berlusconi: ennesima battutaccia contro le donne, e ad una scrittrice non va giù

Posted by on Jun 3, 2010 in Various | 0 comments

Qualche giorno fa, il premier elviraBerlusconi, in visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, ha attaccato gli scafisti e chiesto più vigilanza all’Albania.

Sarebbe passata forse inosservata la sua vacanza – lavoro, chiamiamola così, se non fosse stato per una delle sue solite ed illustri battute:

“Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

In merito a questa sua esilarante affermazione, la scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto una lettera aperta al premier italiano, e che noi vi riproponiamo qui di seguito.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei
non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo
disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care:

“le belle ragazze albanesi”.

Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di
notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da
Garbagnate Milanese fino in Sicilia.

Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.

A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana.

Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.

Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi.

Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.

È solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sa.

Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna.

Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di
fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto
l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il
titolo Sole bruciato.

Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.

Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le
figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se
osavano ribellarsi.

Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.

E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per
sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia.

Lui continua a sperare, sogna il miracolo.

È una storia lunga, Presidente…

Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del
mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.

Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche
righe gliele dovevo.

In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta.

L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.

Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui
infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle
azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il
rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, e le azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo
camuffate sotto gesti galanti o regali costosi.

Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones

Cosa aggiungere?

Concordo pienamente, e chiedo scusa anch’io per l’ennesima figuraccia del governo italiano.


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