La legge sulle quote rosa è stata approvata, l’Italia ha detto sì: ma a cosa? A partire dal 2012 i consigli di amministrazione delle aziende prevederanno una quota obbligatoria minima di donne del 20%, che si innalzerà al 33% dal 2015. Cosa cambia rispetto ad oggi? Cambia che attualmente la percentuale delle donne, in Italia, che risiede nei consigli di amministrazione quotate, è del 5%, briciole anche in confronto ad una media europea del 12%. Le aziende che non dovessero adeguarsi vedranno recapitarsi una diffida da parte delle autorità di controllo della Borsa, la Consob, con cui si inviteranno le aziende a ridisegnare i consigli di amministrazione; in caso non accadesse nulla, le multe previste vanno da 100mila euro ad 1 milione per i cda, e dai 20mila ai 200mila per i collegi sindacali. Le quote rosa non sono, però, la garanzia di una qualità e di un peso maggiore delle donne nelle decisioni aziendali, e cioè posti di prestigio non devono essere occupati abusivamente da mogli, figlie e conoscenti di questo e quell’altro facente parte del consiglio, ed in più, è necessario che le donne poste ai vertici, o quasi, dei cda, abbiano voce in capitolo, deleghe importanti, e non che siano lì solo per fare numero, letteralmente!!
C’è chi vede in questa legge una vittoria, chi pensa che le donne, con una piccola “imposizione”, quale, appunto, le quote rosa, possano fare grandi cose nelle aziende se hanno voce in capitolo, cosa che spesso non accade in quanto donne, e per tanto vengono messe da parte perchè, in fondo, siamo brave più a casa e nell’educazione dei figli, che a capo dei qualche società …Ciò secondo alcuni…E devo dire che si vedono davvero i grandi progressi fatti dal nostro Paese con il solo aiuto dei cervelli maschilisti che prendono le decisioni, le stesse decisioni che ci hanno portato allo sfacelo, ma vabbè, questa è giusto una piccola osservazione! Vi sono, però, dalla parte contraria, donne che non ritengono la legge sulle quote rosa una vittoria, bensìuna vera e propria sconfitta morale, un affronto, e perchè? Perchè sono coloro che ritengono di non aver bisogno delle quote rosa, dell’imposizione della presenza femminile nei consigli aziendali, perchè, se sono donne di valore, emergeranno comunque, senza sentirsi rinfacciare che sono lì, a ricoprire quel ruolo grazie ad una legge che obbliga ad avere una certa percentuale di sesso femminile nei centri decisionali.
Non facciamo, però, discorsi generici, che puntualmente portano ad essere maschilisti o femministe: gli estremi non sono mai buoni! Non è giusto, a mio avviso, ritenere che le donne debbano avere posti di prestigio solo perchè ritenute più capaci a livello di mediazione, o che abbiano una marcia in più rispetto agli uomini ecc ecc!! Non si può generalizzare, perchè ritengo che ogni persona, donna o uomo che sia, abbia i suoi punti di forza, ed i suoi punti deboli, ma anche che in giro ci siano troppe donne di grande valore alle quali non viene offerta alcuna opportunità di dimostrarlo. Forse dovremmo vedere nelle quote rosa un modo per fornire alle donne questa possibilità ? Oppure questa è solo l’ennesima offesa per il nostro mondo? Essere lì, a ricoprire ruoli perchè lo prevede una legge, non è, forse, un pò umiliante? Ma come si fa a dimostrare quanto in gamba siano le donne se vengono sempre escluse? Ma, a questo punto, si ritorna sempre lì: le donne devono, come sempre, dimostrare qualcosa! Attribuire ruoli di prestigio solo per meritocrazia, no??? Forse in Italia manca proprio questo tipo di cultura….

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