Aziende fuori dalla crisi se guidate da donne
Spesso, troppo spesso, abbiamo stipendi più bassi, più difficilmente raggiungiamo i posti di comando e quando facciamo carriera di solito è prima dei 36 anni, cioè prima di diventare mamme.
Eppure siamo noi donne che, nonostante tutto, dimostriamo che nel lavoro ci sappiamo fare e come.
Il 2009ha visto la nascita di oltre 20mila imprese guidate da imprenditrici o comunque con una forte presenza femminile all’interno.
Questo, però, non è tutto: le aziende in cui la presenza femminile è ‘importante’ fanno quasi il doppio dei profitti di quelle tradizionali.
Eppure l’Italia, per numero di donne con un’occupazione (47%) si trova agli ultimi posti in Europa.
Molte sono le precarie (il 25% contro il 13% degli uomini) e quando si tratta dei posti di comando la percentuale è del 4-5% contro il 41% della Norvegia, il 27% della Svezia e il 9% della Francia, meglio poi se l’azienda è di famiglia.
Read MoreLe over 60 sono meno felici degli uomini sul luogo di lavoro: ma va??
Da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Portsmouth e riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph è emerso che, in vista del pensionamento, gli uomini sono piu’ felici che mai di andare a lavorare rispetto a noi donne.
Non che le donne non siano contente di riposarsi, ma la loro felicita’ alla fine della loro vita lavorativa e’ molto piu’ piccola di quella degli uomini.
Per arrivare a queste conclusioni sono stati coinvolti nella ricerca 5 mila dipendenti pubblici.
Ebbene, dai risultati e’ emerso che i dipendenti con piu’ di 60 anni d’eta’ hanno una ‘qualita’ di vita lavorativa’ significativamente superiore rispetto ai colleghi di mezza eta’ ancora lontani dalla pensione.
Read MoreDonne al bivio: un figlio o la carriera?
Quando si pensa ad una donna che a causa delle difficoltà vede frustrata la sua leggittima aspirazione ad avere un figlio, s’immagina magari una precaria, con il lavoro appeso ad un contratto a progetto e tante rate da pagare.
E invece no, a sorpresa anche nel cosiddetto “dorato” mondo dello showbiz c’è chi non può permettersi di mettere un cantiere un bebè.
È il caso di Adriana Volpe, che lamenta: «Vorrei un figlio, ma la carriera me lo impedisce».
E dire che la showgirl, sarebbe «una mamma particolarmente dolce e un po’ apprensiva, credo – ha detto – Anche se non posso prevedere con esattezza come reagirò di fronte a questa piccola creatura. Quello che spero con tutto il cuore è di poter continuare a lavorare con soddisfazione senza dover condizionare la mia vita privata».
A giudicare dalla moltiplicazione delle pance – Ilary Blasi, Alena Seredova, Elena Santarelli – la tv italiana sembra una nursery.
Ma non sempre fila tutto liscio e allora il sogno viene rimandato, e ancora rimandato: colpa della troppa concorrenza (e il caso La prova del cuoco insegna…):
«Il problema è che quando ti assenti anche solo per una gravidanza non è detto che tu possa ritornare nel posto che hai lasciato – ha affermato la Volpe – Non siamo assolutamente tutelate. Un esempio per tutti: la vicenda Clerici-Isoardi. Questo è un po’ il limite di chi fa il nostro mestiere. Bisognerebbe augurarsi di partorire in estate per essere pronte a rientrare a settembre. Ma i figli nascono quando il buon Dio te li manda».
Read MoreValore D – Le imprese funzionano meglio se dirette dalle donne
Il 7 maggio a Milano sono stati presentati , nel corso di un convegno, i risultati della ricerca Mckinsey per Valore – D, l’associazione per la crescita dei talenti in rosa.
Non è una novità che le donne ai vertici rappresentino una minima percentuale (in Italia sono il 4%, contro una media europea dell’11%), ed infatti lo studio ha riguardato non la quantità di donne a capo di aziende , quanto piuttosto gli effetti della loro presenza all’interno delle organizzazioni.
I dati della ricerca hanno presentato un Roe (indicatore della redditività ) superiore del 10% rispetto alla media di settore, ed un risultato operativo netto quasi il doppio nelle aziende che presentano donne ai posti dirigenziali.
Nel caso del nostro Paese, le percentuali si aggirano intorno al 21% di utile operativo medio, ed un Roe del 3% in più.
Tutto questo non viene comunque riconosciuto in quanto la percentuale di donne dirigenti fra il 2004 e il 2007 è cresciuta di un solo punto.
Recent Comments