Il programma d’azione comunitario 1991 – 1995
Avendovi illustrato,qualche tempo fa, i primi due programmi d’azione comunitaria è doveroso porre l’accento anche sul terzo programma, nato in un contesto socio economico sicuramente molto differente rispetto ai primi due ed in una prospettiva futura particolare come quella del mercato unico.
Buona lettura!
La Commissione europea, nel 1990, raccomandò agli Stati di raccogliere periodicamente informazioni relative ai modi in cui si badava ai bambini negli asili diffondendo le informazioni per stabilire i criteri di qualità per questi servizi; venne, inoltre, effettuato un finanziamento comunitario a favore delle zone rurali e per le famiglie maggiormente disagiate.
Rapporti periodici furono effettuati anche riguardo alle condizioni di protezione nei confronti delle donne in condizioni di gravidanza e maternità attraverso studi e diffusione di notizie relative alla natura di misure volte ad aiutare i genitori lavoratori.
Nel 1990 venne istituita un’organizzazione non governativa chiamata Lobby europea delle donne (LED).
Read MoreIl Trattato di Amsterdam
Fin dalla costituzione dell’Europa il principio di parità tra donne e uomini viene considerato basilare nelle politiche comunitarie.
Il primo riferimento è nel Trattato di Roma (1957) istitutivo della Comunità Europea, che riconosce il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Tuttavia, in pratica, la discriminazione basata sul genere colpisce ancora, nonostante siano trascorsi 50 anni dall’articolo 119.
Il concetto di parità era ancora limitato ma ha offerto le basi per provvedimenti importanti fino ad arrivare, con il Trattato di Maastricht (1992), ad un accordo sulla politica sociale che regolamentasse le pari opportunità tra uomini e donne relativamente al mercato del lavoro e al trattamento sui luoghi di lavoro.
Con questo trattato vengono previsti vantaggi specifici, le cosidette azioni positive, per facilitare l’esercizio delle attività professionali da parte delle donne e prevenire o compensare gli svantaggi della loro carriera professionale.
Tale accordo, oltre a prevedere questa base minima di tutela a favore delle donne, lascia gli Stati liberi di adottare misure complementari discriminatorie positive.
Read MoreGender gap ancora alto in Italia
Secondo l’annuale “Rapporto sulle condizioni di lavoro nell’Unione Europea 2007-2008” un evidente differenziale di genere permane per quanto concerne i dati occupazionali e cioè disoccupazione, tasso di attività ecc. : questa differenza è nota come “gender-gap”.
L’Italia risulta essere agli ultimi posti in Europa sia per quanto riguarda la disoccupazione, che il tasso di attività e la retribuzione.
Secondo i dati Eurostat il gender-gap esistente in termini di percentuale, tenendo in considerazione tutti gli Stati membri dell’Unione, risulta pari al 14,3%.
Il dato allarmante proviene dall’Italia, con un differenziale pari al 24%, mentre si collocano ai primi posti i Paesi nordici, tra cui la Finlandia, che ottiene il primo posto con il 4% di differenziale.
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